martedì, 10 aprile 2012

IN RICORDO DI FRANCA GHITTI, SCULTRICE INTERNAZIONALE


IN RICORDO DI FRANCA GHITTI

 

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Franca Ghitti era una donna tenace e

un'artista vigile che amava rappresentare

lo spazio e il tempo per ricomporre sia

la cultura e la storia del suo territorio

sia per ampliare il concetto di

appartenenza collettiva.

E così, utilizzando materiali di

scarto: chiodi, legni deteriorati,

attrezzi agricoli costruì Mappe,

Vicinie, Rituali, Cancelli e Porte-sculture,

come la Porta del Silenzio, spirali

labirintiche, meridiane, pareti,

colonne, boschi installazioni,

come Cancelli d’Europa a delineare

che con quei ritagli di recupero, con

gli stampi e con le tazze di siviera

derivavamo da una civiltà materiale, dalle

officine e dalle industrie dei metalli che

nella sua Valcamonica, come altrove,

andavano scomparendo.

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Franca Ghitti, nata nel 1932 a Erbanno

in Val Camonica, Brescia, studiò

all’Accademia di Brera di Milano,

approfondì gli studi all’Académie de la

Grande Chaumière e fece poi a

Salisburgo un'esperienza

straordinaria frequentando il corso

di incisione tenuto da Oskar

Kokoschka.

Collaborò con Emmanuel Anati alla

fondazione del Centro Camuno di

Studi Preistorici nel 1963, affascinata

dalle incisioni rupestri di Naquane

che le ispirarono le mappe su

tavolette di legno e chiodi.


Sì, perché la Ghitti usava quei materiali

riorganizzandoli evocativamente per non farci

dimenticare che da quella cultura passata

avevano avuto origine i valori collettivi.

L’imput del luogo era dunque alla base della

sua concezione della scultura per cui

raggruppando i luoghi ne designava la cultura

strutturata su elementi reiterati.

Franca Ghitti, il giorno di Pasqua è mancata,

tuttavia, nonostante una malattia inesorabile,

continuava nel suo progetto di nuove opere

per due mostre in cantiere in Russia e in

Germania.

Dagli anni Settanta viaggiò in Kenya, dove insegnò alcuni anni e dove realizzò vetrate enormi per la chiesa degli Italiani a Nairobi. Quell'esperienza le permise di rintracciare altrettanti segni e codici formali di antiche culture che l'ispirarono, tornata in Italia, diverse opere in ferro e in legno.

 

 

 

ghitti.jpegSempre dinamica, Franca seguì con entusiasmo alla fine del Settanta una ricerca in collaborazione con il Museo nazionale delle Arti e delle Tradizioni popolari a Roma, su incarico del Ministero dei beni culturali, cosicché per le Edizioni Scheiwiller di Milano, mise in moto la collana Arti e Tradizioni Popolari Camune con la pubblicazione di Memoria del ferro, La Valle dei Magli e La farina e i giorni. Iniziò, inoltre, a realizzare sculture in luoghi pubblici e privati, come Il segno dell’acqua, una cascata in ferro nel lago d’Iseo, Brescia, un'opera per la piazza di Nadro in Valcamonica, un'installazione in vetro-cemento, e altri materiali a San Polo a Brescia, installazioni in ferro per la Banca Credito Italiano e Il mappale cubico nella sede dei Costruttori di Brescia.

Nel corso degli anni realizzò varie mostre all'estero, Zurigo, Vienna, Monaco di Baviera, Budapest, New York, a Houston, a Bilbao e in Italia a Torino, a Roma, a Milano con i Frammenti dell’Albero-Sculture alla Bocconi e l’installazione L’Ultima Cena all'Oratorio della Passione, e poi, tra altre, a San Pietroburgo con Pagine chiodate in circostanza delle celebrazioni russe per i 150 anni dell'Unità d’Italia.

Sul lavoro di Franca Ghitti hanno scritto poeti, uomini di cultura come Vittorio Sereni, Calvino, Scheiwiller, Argan, Carlo Bertelli, Crispolti, Elda Fezzi e tra altri Giuseppe Marchiori.

Franca Ghitti ci ha lasciato con le sue

sculture una lezione di equilibrio e

di identità, una mappa continuativa

di memorie e di vita vissuta che nelle sue

riformulazioni geometriche, e nelle spirali

ritrovano una nuova identità.



Anna Maria Di Paolo

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giovedì, 05 aprile 2012

WILLIAM CONGDON A VENEZIA (1948-1960): UNO SGUARDO AMERICANO ALLA CA' FOSCARI

WILLIAM CONGDON A VENEZIA (1948-1960): UNO SGUARDO AMERICANO

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Le Venezie di William Congdon sono così

emotivamente seducenti che una

intenditrice d'oc e al di sopra di ogni

lusinga quale è stata Peggy Guggenheim,

nel 1953, scrisse che dopo Turner, egli è

“l'unico pittore che ha capito Venezia, il

suo mistero, la sua poesia, la sua

passione” , espressi in modo moderno.

Ora, in occasione del primo centenario di William G. Congdon la Ca' Foscari, in collaborazione con la Foundation di Milano-Washington e con Assicurazioni Generali, realizza una mostra di 40 opere eseguite durante il soggiorno dal 1948 al 1960 dell'artista a Venezia, la città più importante, dopo New York, per la sua ricerca artistica.

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La mostra alla Ca' Foscari Esposizioni, curata da Giuseppe Barbieri e Silvia Burini, con l'apporto di Rodolfo Balzarotti, riunisce le prime Piazze del 1948 e il Crocefisso 1b, 1960, realizzato dopo la conversione alla chiesa cattolica che lo escluse dal sistema e dal mercato dell'arte statunitense.

Le opere provengono, Oltre che dalla

Fondazione Congdon, da musei e

collezioni private italiane e americane, e

dall'Università di Cambridge. Corredano

l'esposizione documenti, lettere e

schizzi.

Nell'ambito del progetto di ricerca "Venice Imago", inoltre, saranno collocate alcune piante topografiche di Venezia, rese interattive dall'équipe del Computer Vision Laboratory di Ca' Foscari, con proiezioni delle vedute di Venezia da Turner a Congdon a Caffi, Renoir, Monet, Singer Sargent, De Pisis, Klee, Music, Vedova, Tancredi e, tra altri, Guidi.

In mostra inoltre saranno presenti studenti che aiuteranno il pubblico ad interagire con l'opera, rispondendo alle domande, suggerendo specifici sotto-percorsi, aiutando a consultare i devices multimediali.

 

WILLIAM CONGDON A VENEZIA. Ca' Foscari Esposizioni, Ca' Giustinian dei vescovi - Dorsoduro 3246 - 30123 Venezia fino all' 8 luglio 2012.

Orari: lunedì-domenica dalle 10 alle 18.

Giorno di chiusura martedì

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mercoledì, 21 marzo 2012

Collezione Peggy Guggenheim

Collezione Peggy Guggenheim

 

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                      Ph. Andrea Sarti

La Collezione Peggy Guggenheim ospiterà due importanti esposizioni: Ciclismo, Cubo-Futurismo e la Quarta Dimensione.

Al velodromo (Au Vélodrome) di Jean Metzinger, dipinto di Metzingerdel 1912, una delle opere cubiste più significative del museo veneziano e Una visione interiore: Charles Seliger negli anni ’40 costituiranno la prima mostra in Italia dedicata agli innovativi dipinti creati da Seliger agli inizi della sua carriera.

Se da una parte si indaga la natura della “quarta dimensione”, il tempo, partendo dall’analisi del quadro di Metzinger sulla corsa ciclistica Parigi-Roubaix raffigurante Charles Crupelandt, vincitore dell’edizione del 1912, dall’altra viene fatta luce sugli esordi surrealisti dell’artista americano, a cui Peggy Guggenheim dedicò una personale nella sua galleria newyorkese “Art of this Century” nel 1945. 

Dipinti e disegni rivelano altresì l’immaginario fantastico, proprio del Surrealismo, che profondamente influenzò lo stile pittorico di Seliger, come anche gli influssi del nascente movimento cubista, da cui deriva Al velodromo. Così il percorso espositivo si sviluppa sui temi come la velocità, il dinamismo e la quarta dimensione con tutte le relative valenze. Affiancheranno l’opera altri dipinti sul tema del ciclismo di Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Gino Severini e Mario Sironi, insieme a lavori di Marcel Duchamp, Georges Braque e Louis Marcoussis.  In mostra anche una bicicletta di Einstein per illustrare la teoria della relatività, materiale fotografico del velodromo di Roubaix, e altri documenti e oggetti relativi al dipinto dell’artista francese.

Jean Metzinger (1883 – 1956) e Charles Seliger (1926 – 2009), cubo-futurista francese il primo, surrealista americano il secondo.

Collezione Peggy Guggenheim. Dal 9 giugno al  16 settembre 2012

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MARINA ABRAMOVIC AL PAC DI MILANO

 

Marina Abramovic, al PAC di Milano

 

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L'artista slava ha inaugurato The Abramovic Method, una mostra in cui il pubblico è protagonista della performance ideata dall'artista.

La Abramovic ha realizzato questo lavoro dopo la retrospettiva The Artist is Present al MoMA di New York del 2010, una performance durata 700 ore per tre mesi, sette ore al giorno in cui l'artista, seduta davanti a un tavolo, accoglieva silenziosa nella sedia di fronte tutti i visitatori che vi si sedavano.

Anche a Milano il coinvolgimento intrigante del pubblico, che passa attraverso le tre fasi di stare seduto, in piedi e allungato in completo isolamento da cuffie e sotto lo stimolo energetico di quarzo, è essenziale.

La mostra, curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola, è prodotta dal Comune di Milano.
La performance, guidata dall'artista fino al 25 marzo, sarà poi condotta dagli studenti dell'Accademia di Brera che seguiranno le fasi del metodo fino al 10 giugno.

Sempre a Milano, anche nella galleria Lia Rumma, in via Stilicone, 19, Marina Abramovic sarà presente con With Eyes closed I see Happiness

Entrambe le esposizioni segnano il passaggio della Abramovic dall'estremizzazione dell'impiego del corpo al coinvolgimento dello spirito attraverso il silenzio e la riflessione interiore in una sorta di meditazione guidata


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giovedì, 23 febbraio 2012

Made in Japan L'estetica del Fare Triennale di Milano

Made in Japan L'estetica del Fare 

Triennale di Milano

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Kaori Shiina Sake Bar Kushi

Tasselli d’arte – Oltre il Cinema, la sezione espositiva  della 19° edizione di Sguardi Altrove Film Festival, in continuità con le due edizioni precedenti  - che hanno visto la realizzazione e il successo delle collettive Made in China e Made in Africa - quest’anno ancora in collaborazione con La Triennale di Milano - (tra gli altri anche con il Consolato del Giappone a Milano, la Fondazione Italia - Giappone, l’associazione Italia - Giappone di Milano) - con la collettiva Made in Japan - L'estetica del Fare chiude idealmente la trilogia che ha avuto come obiettivo la riflessione artistico, sociale e politica sui paesi, oggi, al centro dell’attenzione internazionale. 

La terza edizione di Tasselli d’Arte - Oltre il Cinema, in Triennale, con Made in Japan - L'estetica del Fare affronta le tendenze dell’arte e della cultura nipponica con uno sguardo su artisti di nuova generazione, ma anche con antesignani della tradizione, grazie ai quali le due anime dello zen e del manga si ibridano in una suggestiva rete di rimandi tra costumi, arte, cinema, video e fotografia.

La mostra si configura come una collettiva che interseca sguardi, linguaggi e punti di vista differenti relativamente al paese del Sol Levante.

Nell’ambito di Made in Japan. L’estetica del fare - sia la serata dell’inaugurazione del 2 marzo, sia l’11 marzo, anniversario delle catastrofi - il pubblico potrà fare delle donazioni libere finalizzate alla raccolta fondi per la ricostruzione del Giappone. Questi due momenti benefici sono connessi all’esposizione delle Charity Box, il progetto de L’Isola della Speranza Associazione No profit fondata dai giapponesi residenti a Milano a sostegno delle vittime del terremoto e dello tuznami a cui hanno partecipato oltre cinquanta designer di paesi differenti con opere firmate tra gli altri da Naoto Fukasawa, Kaori Shiina, Kazuyo Komoda. Le box  create per l’occasione diventano dei veri e propri salvadanai in cui i visitatori, se vogliono, possono inserire la loro donazione.

In mostra, in ricordo di Fukushima anche una selezione di video che documentano il disastro ambientale, opere fotografiche e videoistallazioni di artisti che amplieranno lo sguardo e porteranno la loro riflessione estetica sul tema dell’ambiente, in rapporto alla Natura Madre.

Tra i nomi degli artisti giapponesi selezionati quello di Yayoi Kusama, artista nota a livello internazionale di cui sarà presentata una installazione "Walking Piece" del 1966, inedita per Milano e delle foto del grande Nobuyoshi Araki, per gentile concessione della Galleria Guenzani di Milano e una inedita istallazione, ‘Asutomorrow’della designer nipponica Kaori Shiina, ‘Hyouriittai’, opera fotografica di Yoshie Nishikawa, fotografa di grande sensibilità e spessore artistico a cui si aggiungono gli oggetti di Naoto Fukasawa, firma riconosciuta nel panorama del design, a livello internazionale. A rappresentare i giovani artisti giapponesi invece, oltre ai designer inseriti nella collettiva Charity box, Takane Ezoe, anche protagonista della performance (nel ruolo della pittrice) della  coreografia di Sisina Augusta, che inaugurerà la manifestazione, di cui sarà presentata ‘Kizuna’, una istallazione ispirata a Fukushima.

Tra gli italiani Eliana Lorena, già ospite nella precedente edizione Made in Africa, quest’anno con il progetto ‘My room’, inteso come un punto di arrivo dove depositare oggetti e pensieri creati , nel  lungo attraversamento delle terre orientali; Sergio Calatroni, noto artista milanese da anni residente a Tokyo che propone ‘Impertubabile necessario, una serie fotografica sulle suggestioni ispirategli dal paese del Sol Levante; le giovani artiste Sara Scaramuzza e Clara Rota con ‘Kimono quotidiano - il sapore della polvere nel buio’, un’opera che evoca più temi; dal ruolo della donna nella cultura estetizzante giapponese alla rimozione dell’esperienza di Hiroshima nella politica giapponese; e Clara Rota con ‘Epifaine’, istallazione sugli antichi teatrini giapponesi. Ad essi si aggiunge ‘Ferita’, installazione di Stefania Scattina in omaggio alla forza d’animo, alla resilienza e alla civiltà del popolo giapponese;  e un’opera realizzata specificatamente in occasione della mostra da Ludmilla Radchenco.

Inaugurazione e altri linguaggi

La panoramica sulla cultura e sull’arte giapponese si completa con Itamy la performance  coreografica dell'artista italiana Sisina Augusta, che aprirà e inaugurerà la mostra, che vedrà in scena Takane Ezoe e il ballerino Lorenzo Pagani. La performance è un connubio tra gesto, colore e musica ed è ispirata al tema del dolore; a essa si aggiungeranno l’esibizione di un’artista giapponese che proporrà La vestizione del kimono, a cura della maestra  Tomoko Hoashi, con un commento di Rossella Marangoni; una lezione aperta di Calligrafia a cura dell’associazione Yuemo; e la ‘Cerimonia del Te’, proposta dall’artista giapponese Saito Watanabe nell’ambito del progetto di ‘umanizzazione’  Cha - No - Yu - L’acqua calda per il te,  responsabile il dottor Sergio Marsicano e prodotto dell’associazione ‘Amo la vita Onlus‘.

 

Il progetto che ha portato l’arte giapponese nell’ospedale San Carlo  è finalizzato a migliorare le condizioni di vita dei degenti e si prende cura delle esigenza psico socio antropologiche dei malati incurabili, dei loro familiari e del personale sanitario.

Charity Box – mostra design che prevede donazioni libere durante la serata di inaugurazione e in occasione del primo anniversario del disastro di Fukushima,  11 marzo 2012.

Performance Coreografica - 2 marzo e 11 marzo ore 19.30.

Performance Lezione di Calligrafia - 17 marzo ore 10.30.

Performance la Vestizione del Kimono - 23 marzo ore 18.00.

Performance la Cerimonia del Te - 25 marzo ore 17.00.

Made in Japan

L'estetica del Fare

Mostra collettiva a cura di Patrizia Rappazzo


Triennale di Milano

viale Alemagna 6, Milano

Martedì - Domenica 10.30 - 20.30

Giovedì 10.30 - 23.00

La biglietteria chiude un'ora prima delle mostre.

Lunedì chiuso

Ingresso: 6/5/4 Euro

ww.triennale.org


www.sguardialtrove.it

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